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Sono un amante della musica d'autore, prevalentemente italiana.
Raccolgo qui le mie impressioni, ma non solo.
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"Non è passato molto tempo, da quando è successa la tragedia, qui all'Hotel Savoy dal quale vi parlo. Non avrei mai immaginato di avere un'esperienza del genere ad un festival della canzone. Non si può arrivare a questo punto. Tenco con il suo gesto ha dato uno schiaffo a tutto un mondo. No, non è perché stato escluso, perché la sua canzone non ha vinto. É qualcosa di più profondo, indubbiamente, ma non sta a noi giudicare, sta a noi fare soltanto della cronaca.
É successo alle due e tre quarti. Noi stavamo ancora in smoking, al Casinò, c'erano delle discussioni, indubbiamente, chi aveva perso, chi aveva vinto. Poi improvvisamente è giunto un suo amico, stravolto, ha avvisato tutti, è stata una corsa di decine di macchine, a piedi, in macchina, qui all'hotel Savoy, abbiamo trovato la hall già piena, la tragedia era compiuta da pochi minuti. Ci siamo precipitati giù, nella dependance, dov'era Tenco, alla camera 219, vicino alla camera di tanti di noi che stavamo lì. É intervenuta la polizia, la camera è chiusa, non abbiamo visto niente, ci siamo guardati bene da entrare con la macchina da presa.
Cosa vi devo dire? Si discute ancora nella hall, adesso, sono le 5 del mattino. Si discute perché l'ha fatto. Si discute se il Festival di Sanremo debba proseguire domani o meno. Molti amici, molti nomi sono stati intervistati dai colleghi radiocronisti poco fa, che hanno fatto un servizio immediato su questa tragedia. A me manca il coraggio di interpellare chiunque. Nessuno è più in grado di parlare. Adesso, mano a mano che il tempo passa ci rendiamo conto che è una tragedia assurda, ma purtroppo è una tragedia accaduta, qui al Festival di Sanremo, vi rendete conto? Un festival di canzoni. Un festival di note musicali, di gorgheggi. Un festival che dovrebbe essere un festival gioioso, di melodie, di musiche.
Signori, questo gesto, assurdo sì, del caro Tenco, era un amico di tutti noi, non era il cantante Luigi Tenco, era un amico, era un semplice, questo gesto assurdo condanna tanta gente, condanna tanti di noi, di noi che facciamo parte di un determinato mondo moderno, di oggi, un mondo che ci ha presi e non ci lascia più."
Lello Bersani, servizio RAI del 27 Gennaio 1967 (il servizio non venne ritenuto adatto dai responsabili della Rai, e fu quindi trasmesso per la prima volta soltanto nel 1990, durante la trasmissione "Telefono Giallo").
Fabrizio De André dedicò immediatamente all'amico Luigi questa struggente canzone.
Sul Corriere della Sera appare questa intervista a Povia:
http://www.corriere.it/spettacoli/08_dicembre_31/povia_canzone_gay_sanremo_ca5bd3e2-d721-11dd-ad28-00144f02aabc.shtml
Premesso che Povia come artista non mi piace granchè, e che non sono d'accordo sul suo pensiero sui gay ("gay non si nasce, lo si diventa in base a chi frequenti", può valere in alcuni casi, non tutti!), mi associo in buona parte riguardo alle sue idee sulle reazioni scatenate dalla sua canzone (anzi, solo dal titolo, il testo nemmeno si sa ancora...).
Viva la libertà di pensiero.
Canto una suora, il vestito era bianco,
il sorriso era triste, la sua mano tremava
se toccava una cosa che non fosse sua.
Canto una suora che decise una scelta,
che si è giocata tutta una vita
senza avere neppure più un tetto.
Sì, canto una suora che prega tuttora,
e il pomeriggio nel parco lei sorride ai bambini;
se volta la testa non è per curiosità,
lei lo fa per donare un sorriso d'amore.
Canto una suora che ha avuto il coraggio
di amare un altro uomo che non fosse Cristo
ed oggi ha un bel viso ed ogni mattino
è una bella risata al destino.
Canto una sorella senza sorelle senza fratelli.
La solitudine è presente, lei piange continuamente.
Canto una suora che oggi ha un bel viso
ed ogni mattino è una risata al destino
e prima del suo sonno lei prega solenne
e spera ancora un po' di speranza.
Porca miseria, fra tanti sei sola
ed ora rischi come tutti gli altri
e così sai che cos'è il sacrificio,
adesso sai che cos'è il vero sacrificio.
Piero Ciampi - Canto una Suora
(Ciampi - Marchetti)
Il 28 settembre si è tenuto un concerto-omaggio a Luigi Tenco, per iniziativa della Sovraintendenza ai Beni Culturali, nello stesso spazio che viene sovente riservato al Presidente della Repubblica.
Si sono esibiti, con brani più o meno conosciuti del cantautore piemontese, Grazia De Marchi e Roberto Nardin, accompagnati al piano da Giannantonio Mutto
Al termine sono state proiettate alcune clip tratte dal film "La cuccagna" in cui è stato possibile apprezzare il logo di BINARIO 21.
Di seguito, uno "slideshow" delle foto dell'evento e del finesettimana trascorso insieme agli amici di Binario 21.
E qui il video di Grazia De Marchi che propone Lontano lontano.
Il 20 settembre Ornella ci ha lasciati per sempre. La tristezza è grande e le lacrime non saranno mai abbastanza per piangerla.
Il 27 gennaio 1967 Luigi Tenco muore nella sua stanza d'albergo, durante il Festival di Sanremo.
La mattina successiva, a qualche centinaio di km di distanza, c'è una donna che sta svolgendo i propri compiti da casalinga, quando a un certo punto ascolta dalla TV l'incredibile notizia del suicidio di Tenco.
Quella donna non conosce granchè di quel cantante che ha scelto una via così clamorosa per uscire di scena. Inizia a informarsi su di lui, ad ascoltare le canzoni, a capirne il messaggio. Per lei, è come un fulmine che la trafigge in modo indelebile.
Da quel momento, quella donna dedicherà una buonissima parte della propria vita a lui; scrive alla madre di Luigi, Teresa, riuscendo, nel pur breve messaggio racchiuso in una lettera, a farle capire che uno come suo figlio non può assolutamente rischiare di rimanere nel dimenticatoio di un polveroso scaffale di qualche amatore.
Chiede, dunque, la possibilità di istituire qualcosa che possa ricordare nel tempo Luigi, e portare avanti quello che aveva da dire. La proposta viene accolta e nasce, appena 4 mesi dopo la morte (siamo nel maggio del '67), il "Club Luigi Tenco" di Venezia, mentre la donna di cui parliamo è Ornella Benedetti.
Il Club diventò punto di riferimento per tanti giovani che avevano raccolto il messaggio di Luigi, e per Ornella questo significava scrivere e ricevere centinaia di lettere, ogni giorno, per mantenere vivo il rapporto con i soci.
Uno dei primi soci è Enrico De Angelis, futuro (e tutt'ora) Presidente del Club Tenco di Sanremo. Ecco cosa racconta in un'intervista di qualche anno fa:
Ornella riesce a convogliare molte energie giovanili sulla cosa. Dobbiamo tener conto che in quel momento Tenco era certamente tabù, anche per il solo fatto di essersi suicidato al Festival di Sanremo. Non è come adesso che è diventato un classico, un patrimonio culturale. Tutte le situazioni ufficiali, a cominciare dalla Rai, tendevano a rimuoverlo come personaggio. Per cui le sue canzoni non venivano proprio trasmesse. Una delle cose che faceva il club di Venezia era ad esempio di sollecitare i programmisti affinché passassero le canzoni di Tenco per radio. E quando questo succedeva era tutto un tam tam tra noi. Oppure quando un programmista inseriva una canzone di Tenco in radio di suo, subito noi gli mandavamo valanghe di ringraziamenti, bigliettini, complimenti, di modo che fosse incitato a ripetere la cosa.
Bisogna tener conto del clima dell'epoca: c'erano tanti ragazzi sparsi per l’Italia che avevano come punto di riferimento questa signora. Era quindi una cosa più ideale che concreta, pratica. Ci si sentiva per lettera e a volte per telefono. Forse proprio perché erano fan di Tenco sì come autore di canzoni, ma anche perché personaggio ombroso e con un fascino un po’ “maudit”, tra loro c'erano anche molti ragazzi un po’ "strani", tormentati, o anche naif. Erano comunque personaggi un po’ problematici. Ne ho conosciuto tanti e gli ho anche voluto bene... Vorrei sottolineare che siamo nel ‘67-’68 e argomenti come ad esempio l’omosessualità erano rigorosamente inaffrontabili.
Oltre alle attività con i soci, Ornella riesce ad instaurare un ottimo rapporto con Dalida (la partner professionale di Luigi al Festival), con la madre e con il fratello di Luigi, Valentino.
Dopo più di 40 anni, Ornella accoglie ancora con la grinta e la passione di una ragazza le persone vicine al mondo di Luigi. Non a caso, è ormai diventata la "Madre di tutti i Tenchiani".
Grazie Ornella!